
Domenica 17 dicembre 2017, Camera dei deputati, Va Commissione permanente Bilancio, tesoro e programmazione: “Il Viceministro Enrico MORANDO si sofferma sulla riformulazione dell’emendamento Bargero 52.32, laddove si precisa, al comma 1 dell’articolo 177 del decreto legislativo n. 50 del 2016, che «per i titolari di concessioni autostradali, ferme restando le altre disposizioni del presente comma, la quota di cui al primo periodo del presente comma è pari al 60 per cento», ciò che consente di superare qualsiasi tipo di perplessità. La Commissione approva l’emendamento Bargero 52.32, come riformulato”.
Meno di un mese fa, ci eravamo occupati di un emendamento alla Legge di Bilancio 2018, presentato dalla maggioranza (PD), che riformulava la quota di ripartizione con la quale le concessionarie autostradali possono affidare di affidare a proprie controllate l’esecuzione dei lavori assentiti in concessione (vedi articolo precedente).
La motivazione ufficiale di questo emendamento era quello di una scelta politica necessitata dagli effetti – tanto catastrofici quanti inesistenti – che si verificherebbero se le concessionarie autostradali cominciassero a divenire, finalmente, delle normali stazioni appaltanti: le lobby di settore, probabilmente, sono riuscite a convincere la politica che, se fosse aumentato il numero delle procedure ad evidenza pubblica, le principali società di lavori controllate dalle concessionarie – ossia la Pavimental (Autostrade per l’Italia), l’Itinera (Gruppo Gavio) e la Serenissima costruzioni (Brescia-Padova Spa) – rischierebbero il fallimento, migliaia di dipendenti sarebbero licenziati e le lavorazioni più delicate, quelle in costanza di traffico, sarebbero purtroppo affidate ad imprese non esperte e delle quali, le medesime concessionarie non si fidano.
Ovviamente, come abbiamo già avuto modo di affermare, sono motivazioni risibili e surreali: le uniche società a fallire finora sono state le piccole e medie imprese escluse dai lavori autostradali ed i dipendenti a rischio delle società in-house potrebbero essere facilmente riassorbiti dallo stesso mercato esterno (oltre che dalla galassia di attività messe in piedi grazie ai lauti profitti conseguiti grazie a concessioni prorogate all’infinito).
Successivamente, mettemmo in rete il filmato del duro attacco sferrato dal Sen. Esposito (PD), Vicepresidente della 8ª Commissione permanente (Lavori pubblici, comunicazioni) nel corso di un Convegno sul Codice degli appalti svoltosi a Firenze (segui link). Una vera e propria pubblica denuncia sull’abuso del sistema di affidamento dei lavori in-house grazie al quale le concessionarie autostradali erano e restano il mondo dorato degli appalti e, in barba a tutte le norme europee, gli affidamenti sfuggono alle più elementari della concorrenza.
Nella sua “requisitoria”, il Sen. Esposito (grande conoscitore della materia e con pochi peli sulla lingua) non risparmiò nessuno: né i sindacati («Il pericolo di migliaia di licenziamenti, paventato anche grazie al supporto dei sindacati, è un bluff!») né i soggetti e le autorità che dovrebbero controllare le concessionarie autostradali (e che, evidentemente, guardano da un’altra parte) facendo sì che l’affidamento in-house si sia rivelato solo un escamotage per by-passare le gare di appalto e per far eseguire i lavori, mediante l’illecito subappalto a cascata, ad imprese non qualificate («i lavori di manutenzione del viadotto crollato sulla A14 erano stati affidati in maniera diretta ad un’azienda controllata da Autostrada per l’Italia e poi subappaltata ad un’altra impresa. Il tutto senza gara».
Evidentemente, tutto ciò ha messo con le spalle al muro chi voleva riservare l’ennesimo “aiuto di Stato” alle concessionarie autostradali ed ecco che, proprio ieri, è stato presentato ed approvato un nuovo emendamento che, sia pur con un operazione di puro gold plating, può essere considerato un primo minuscolo passo in avanti avanti.
Ecco il testo dell’emendamento.
All’articolo 177 del codice dei contratti pubblici, di cui al decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50, sono apportate le seguenti modificazioni:
- al comma 1 è aggiunto, in fine, il seguente periodo: «Per i titolari di concessioni autostradali, ferme restando le altre disposizioni del presente comma, la quota di cui al primo periodo è pari al sessanta per cento»;
- il comma 3 è sostituito dal seguente: «3. La verifica del rispetto dei limiti di cui al comma 1 da parte dei soggetti preposti e dell’ANAC viene effettuata annualmente, secondo le modalità indicate dall’ANAC stessa in apposite linee guida, da adottare entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente disposizione. Eventuali situazioni di squilibrio rispetto ai limiti indicati devono essere riequilibrate entro l’anno successivo. Nel caso di situazioni di squilibrio reiterate per due anni consecutivi, il concedente applica una penale in misura pari al 10 per cento dell’importo complessivo dei lavori, servizi o forniture che avrebbero dovuto essere affidati con procedura ad evidenza pubblica».
Francamente, non condividiamo l’ottimismo del Viceministro Enrico MORANDO secondo cui “ciò consente di superare qualsiasi tipo di perplessità“.
A noi pare, invece, un compromesso gattopardesco che non cambia assolutamente nulla se non il fatto che qualcuno (Ministero delle infrastrutture ed ANAC) sarà costretti, per il futuro, a controllare che “eventuali situazioni di squilibrio” non facciano lievitare, come sempre accaduto, quel 40% al 100%.
Sì, è prevista anche una penale ma, nella storia degli ultimi quarant’anni, non risulta che ne sia mai stata applicata mai nessuna di quelle, numerose, già disciplinate negli atti concessori. Chissà se nel futuro qualcosa cambierà e ci sarà più trasparenza.
Certo è che neppure l’emendamento di cui vi parliamo scioglie tutti i nodi che sono sul tavolo ed anche questa Legislatura si chiuderà garantendo il perdurante mantenimento di una situazione di grave incertezza e di mancato rispetto degli obblighi concessori. In mancanza di una chiara disposizione normativa e di una modifica delle concessioni-contratto, si protrarrà infatti, per gli anni a venire, il modus operandi da sempre seguito in passato.
Anche perché non è chiaro se la novella legislativa interesserà indistintamente tutte le tipologie di lavori: la quota del 60% si riferisce anche ai lavori di manutenzione ordinaria o solo a quelli di manutenzione straordinaria ed alle nuove opere?
La questione non è di poco conto perchè se i primi (lavori di manutenzione ordinaria) restassero, infatti, nuovamente esclusi dal computo, allora vorrà dire che nulla, ma proprio nulla, sarà cambiato e basterà qualificare diversamente ogni intervento per continuare ad aggirare il Codice degli appalti.
Ed ancora. Stante l’inesistenza di specifici obblighi di pubblicità e trasparenza relativi alla diffusione dei dati relativi all’importo, alla tipologia ed alle procedure di affidamento dei lavori eseguiti nel corso di ciascun anno di durata della concessione, sarà statuito un obbligo, in capo alle concessionarie, di pubblicare ed aggiornare sul profilo del committente, nella sezione “Amministrazione trasparente”, tutti i dati riepilogativi degli affidamenti in questione con separata indicazione di quelli affidati in-house e di quelli, invece, appaltati mediante procedure ad evidenza pubblica, anche semplificata?
Non siamo ottimisti ma, tuttavia, staremo a vedere cosa scriverà l’ANAC nelle ennesime “linee guida” e poi trarremo le nostre conclusioni.
p.s.
Sperando, ovviamente, che almeno queste linee guida (a differenza di tutte le altre) vengano emanate nei tempi prefissati.
il 18 novembre del 2017


