Regione Veneto, due pesi e due misure per situazioni identiche. Perché…?

Sono orma anni che AppaltiLeaks si interessa della misteriosa ed assurda vicenda della Pedemontana Veneta che, recentemente (e finalmente), è stata anche oggetto di una sommaria e parziale inchiesta giornalistica della famosa trasmissione Report.

I nostri interventi (tra gli altri “Pedemontana veneta. Un nuovo MOSE?”  “Project financing alla veneziana: ecco la copia del contratto con il quale la Regione Veneto salva il concessionario”) presero il via da un esposto che la SICS Ingegneria Srl, il primo progettista della Pedemontana Veneta, inviò a tutti i soggetti (Presidente della Regione Veneto, Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Presidente Autorità Nazionale Anticorruzione, Presidente di Cassa depositi e prestiti Spa, Responsabile Unico del Procedimento e Componenti dell’Ufficio Alta Sorveglianza) preposti, a vario titolo, al controllo ed alla vigilanza sulla regolarità della gestione della più grande infrastruttura italiana attualmente in corso.

Un esposto/denuncia (fermo chissà su quali e quante scrivanie) nel quale, senza troppi giri di parole, veniva denunciata l’indebita erogazione al concessionario di circa 33.000.000 di euro per le spese di progettazione, ossia il 1700% in più di quanto ne erano stati in realtà versati all’effettivo progettista.

Nel medesimo esposto (vedi testo integrale), la SICS Spa denunciò anche l’inesistenza dei requisiti di qualificazione tecnico-professionali in capo all’attuale Direttore dei Lavori (ancora più probabile se rapportato al fatto che lo stesso era stato, fino a pochi istanti prima, un semplice dipendente della medesima SICS Spa) subentrato, in meno di 48 ore e senza alcuna procedura ad evidenza pubblica, al suo predecessore nel frattempo arrestato per essere stato coinvolto in una mega inchiesta giudiziaria.

Ma anche questo aspetto, oggettivamente incredibile, si è dimostrato sino ad ora indegno della ‘attenzione’ sia dei soggetti sopra citati sia della magistratura inquirente e degli organi di polizia giudiziaria, che a quanto ci risulta non hanno svolto alcuna verifica o approfondimento. 

Nel frattempo, mentre i lavori erano sostanzialmente fermi e gli espropriati imbracciavano i forconi per reclamare il pagamento delle indennità loro dovute, la Regione Veneto – disquisendo, per scarsa conoscenza del diritto amministrativo o per voluta confusione, sugli effetti nefasti di una impossibile revoca della concessione – decise, di fatto, di non intraprendere la più sana via della risoluzione contrattuale immaginando forse che, nonostante quanto chiaramente previsto dalla convenzione, non sussistessero i presupposti del grave inadempimento.

E così facendo, un anno fa (e precisamente il 29 maggio 2017), presso lo Studio del notaio veneziano Alberto Gasparotti, si diedero appuntamento l’ing. Elisabetta Pellegrini (in nome e per conto della Regione del Veneto) ed il geom. Matterino Dogliani (Amministratore Delegato e legale rappresentante Superstrada Pedemontana Veneta Spa) per stipulare il “Terzo Atto Convenzionale Superstrada Pedemontana Veneta“ (scarica qui il testo integrale).

Centoventitrè pagine nelle quali vennero, per l’ennesima volta, modificati i rapporti contrattuali tra concedente e concessionario e, soprattutto, operata una modifica sostanziale delle condizioni di concorrenza in presenza delle quali era stata stipulata la convenzione originaria così come l’allocazione dei rischi tra Concedente e Concessionario, con conseguente variazione dell’equilibrio economico in favore di quest’ultimo.

Grazie all’incremento del contributo pubblico in conto costruzione (lievitato fino all’astronomica cifra di euro 914.000.000,00), la Regione Veneto andò quindi in soccorso di un concessionario in conclamato stato di difficoltà finanziaria (almeno secondo quanto riportato dai giornali) piuttosto che disporre la risoluzione del contratto.

A questo punto, il colosso delle costruzioni Salini-Impregilo, a capo della cordata che a lungo contese al Consorzio Sis il project financing per la costruzione della Pedemontana, finendo “sconfitto” davanti al Consiglio di Stato nel 2009, presentò giustamente un nuovo ricorso al Tar contro le delibere approvate dalla giunta Zaia e dal consiglio regionale tra marzo e maggio. Il ricorso, secondo quanto si è appreso dai media, ricalca nei contenuti la lettera di diffida che Salini-Impregilo recapitò in Regione già all’indomani delle indiscrezioni sul nuovo schema di convenzione con Sis: secondo i legali della Spa, le modifiche apportate, con l’aumento del contributo pubblico e il pagamento di un canone mensile a favore di Sis e a carico dell’ente avrebbe cambiato radicalmente il rapporto di concessione in essere e avrebbe dovuto indurre la stazione appaltante ad una nuova messa a gara del project.

Ma gli appalti “alla veneta” non finiscono mai di stupirci e cosi, dopo il MOSE e la Pedemontana Veneta, ecco che viene pubblicata la  Deliberazione della Giunta della Regione Veneto n. 260 del 20.03.2018; un provvedimento legato alla procedura di gara per l’affidamento della concessione che sembra porre fine alla costruzione e successiva gestione dell’Autostrada Regionale Medio Padana Veneta Nogara (VR) Mare Adriatico e collegamento con la A22 “del Brennero” (meglio conosciuta come “Nogara Mare”).

Scorrendo il provvedimento, questo sì in linea con un razionale agire della Pubblica amministrazione, è possibile leggere:

  • che “la Regione non è tenuta ad accogliere la richiesta dell’operatore di addivenire all’avvio dell’iniziativa assicurando l’equilibrio economico-finanziario con il riconoscimento di “contributi netti dell’ammontare intercorrente tra Euro 1.250 milioni circa (netto IVA) e Euro 1.870 milioni circa (netto IVA)“;
  • che “non vi è alcuna norma di legge né alcuna previsione contrattuale che imponga il riequilibrio preteso con il riconoscimento di un contributo pubblico ben superiore al 50% del valore dell’opera ed anzi sostanzialmente prossimo al suo complessivo valore”;
  • e, soprattutto, che “anche se vi fossero le condizioni economiche e finanziarie e l’interesse a riconoscere, per la realizzazione dell’opera pubblica in esame, “contributi netti dell’ammontare intercorrente tra Euro 1.250 milioni circa (netto IVA) e Euro 1.870 milioni circa (netto iva)”, comunque non si potrebbe riconoscere legittimamente i ridetti contributi all’operatore, ma si dovrebbe modificare radicalmente l’iter procedimentale per addivenire alla realizzazione dell’intervento, indicendo una nuova e diversa procedura ad evidenza pubblica. Infatti, un’eventuale modifica allo schema di contratto a suo tempo posto a base di gara con la previsione di un siffatto incremento al contributo pubblico, si tradurrebbe in una modifica sostanziale la cui legittimità potrebbe essere contestata sotto più profili. In particolare, sarebbe censurabile dagli operatori del settore in quanto privati della possibilità di aggiudicarsi la commessa con un siffatto contributo pubblico in esito ad una procedura di gara correttamente espletata”.

Proprio la stessa tesi esposta da Impregilo, nel ricorso sopra ricordato, per contestare il comportamento, diametralmente opposto, assunto nel caso della Pedemontana Veneta…

Una vera ‘perla amministrativa’ che dovrebbe azzerare le difese regionali e, opportunamente utilizzato, consentire un goal a porta vuota ai legali di Impregilo.

Assurdo, vero? Sembra proprio di si.

Perché la concessionaria SIS Scpa è stata, apparentemente, più fortunata? Non spetta a noi chiarirlo.

 

07.05.2018

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