Gare di progettazione nel corso di un matrimonio difficile. Ma non era meglio aspettare e risparmiare centinaia di milioni?

Come abbiamo più volte affermato, AppaltiLeaks non è uno luogo dove possono trovare spazio i pettegolezzi di corridoio sui quotidiani abusi di chi governa le stazioni appaltanti né uno strumento per dare sfogo alle (sia pur comprensibili) frustrazioni di chi vive all’interno della pubblica amministrazione e non ha il coraggio di rivolgersi alla magistratura per lenire la propria sete di giustizia.

Il nostro intento è solo quello di osservare il mondo degli appalti nel suo complesso e di offrire un occasione di riflessione nel caso qualcosa non ci convinca, lasciando ad altri (ANAC, Procure della Repubblica, Corte dei Conti, Ministero delle Infrastrutture, etc.) l’onere di far rispettare la Legge e agli operatori economici (ingiustamente esclusi o penalizzati) di tutelare i propri interessi, se del caso avvalendosi della nostra sempre più folta  rete di consulenti.

Oggi, per mantener fede ai nostri propositi, non intendiamo occuparci del perché il matrimonio Ferrovie-ANAS si sia arenato (su quello che altri hanno definito un binario morto) né ribadire che la tanto decantata “fusione” altro non è che una mera cessione azionaria che non produrrà alcun beneficio concretamente apprezzabile, se non quello di inquinare il bilancio consolidato del cessionario (Ferrovie) a causa dell’immenso debito per il contenzioso lavori che ANAS porterà in dote.

In un momento in cui non si fa altro che parlare di fake-news, non saremo certo noi a dare credito alle indiscrezioni secondo cui lo “stop” alla fusione (strombazzata ai quattro venti sui giornali con tanto di sorrisi e strette di mano) sia, in realtà, dovuto al preteso azzeramento di tutta la prima linea dirigenziale del top management di Via Monzambano, incluso quello provenuto da Terna.

Si, qualcuno (di solito ben informato) sostiene che la deflagrante richiesta di mettere alla porta tutti i dirigenti sia stata tirata fuori dal cilindro, all’ultimo minuto, da Ferrovie e che la volontà di rimuovere l’intera  squadra, messa in piedi poco più di un anno fa, sia la vera ragione del raffreddamento delle trattative

Per noi è una bufala e preferiamo, invece, dar credito alle motivazioni contabili e giuridiche (oggettivamente più credibili) che il noto giornalista Daniele Martini ha bene illustrato, pochi giorni fa, su Il Fatto quotidiano; anche se, a dire il vero, pure tali motivazioni lasciano basìto chiunque ritenga impossibile che operazioni straordinarie di tale respiro possano essere affrontate con la goffa e furbesca maliziosità dei ragionieri di provincia.

Mettendo da parte questo rumor, sorge però un altro interrogativo che è l’argomento principale del nostro breve intervento odierno.

ANAS, prossima ad essere controllata da Ferrovie dello Stato (sia pur con il riferito rallentamento degli ultimi giorni), ha dato il via ad una serie di appalti per l’affidamento di centinaia e centinaia di milioni di servizi di progettazione; appalti tesi alla conclusione di altrettanti accordi quadro la cui scadenza per la presentazione delle offerte è fissata tra pochi giorni.

No, tranquilli, non vogliamo tediare l’attenzione dei nostri lettori con una ennesima critica all’istituto dell’accordo quadro: abbiamo capito che l’ANAC (l’unica capace di impugnare bandi palesemente illegittimi ed indeterminati) ha evidentemente cambiato opinione al riguardo e, conseguentemente, non ha intenzione di esercitare i poteri attribuitele dall’art. 211 del codice dei contratti pubblici. 

Quello che ci chiediamo, invece, è come si comporterebbe la Commissione di gara allorquando scoprisse che nella lista dei concorrenti ci fosse anche la società ITALFERR, ossia la potente società di progettazione dello stesso Gruppo Ferrovie nel quale, per l’appunto, sta entrando, sì l’ANAS ma in posizione subordinata a causa della sopra ricordata “finta” fusione.

Sarebbe sicuramente una situazione molto scomoda ed imbarazzante nella quale l’indipendenza e la libertà di giudizio dei membri della Commissione di gara sarebbero messe a dura prova e potrebbero essere negativamente influenzate dal comprensibile timore di scontentare i prossimi veri “capi” di ANAS spa, quelli di Ferrovie. E sarebbe, peraltro, difficile escludere la possibilità che vengano assunte decisioni contrastanti con il più rigido rispetto del principio della par condicio tra i concorrenti.

Tenuto conto delle numerose clausole, tutt’altro che pro-concorrenziali, inserite nei bandi di cui discutiamo e dell’esiguità del numero di società di ingegneria che potranno effettivamente accedere alla gara, sarebbe stato forse opportuno prevedere a chiare lettere che ITALFERR (contro la quale non abbiamo alcun pregiudizio), per ovvie ragioni di opportunità, dovesse astenersi dalla competizione.

Una clausola probabilmente illegittima che, tuttavia, sarebbe stata in allegra compagnia di tutte le tutte le altre, assolutamente immotivat, già presenti.

O, ancora più correttamente, sarebbe stato preferibile attendere la conclusione dell’imminente operazione di “fusione” ed affidare in-house i servizi appaltati alla medesima ITALFERR. Insomma far progettare a quest’ultima – e, cosa non da poco, a costo zero e senza alcun onere per l’Erario – le opere che centinaia di ingegneri ed architetti alle dipendenze di ANAS, evidentemente, non sono più in grado di eseguire a giustificazione dell’esternalizzazione delle relative attività.

Ma se l’esigenza di ricorrere al mercato è realmente giustificata e se la “fusione” era calendarizzata entro la fine di quest’anno, perché mai questi appalti sono stati banditi poche settimane prima della data fissata per questo matrimonio?

Non conveniva, nell’interesse dello Stato, attendere ancora qualche giorno e poi sviluppare queste progettazioni all’interno del Gruppo Ferrovie così come fanno, intelligentemente, da sempre altri concessionari autostradali (Autostrade per l’Italia con Spea e Gruppo Gavio con SINA)?

Il paradosso potrebbe, infatti, essere questo: affidare, oggi, la prestazione a titolo oneroso di servizi (anche di un solo lotto di gara) ad un concorrente che, fra qualche settimana, avrebbe potuto eseguirla gratuitamente.

Ma siamo convinti che tutto questo non accadrà.

12 dicembre 2017

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